Il cibo nell’arte “il blu-viola”

Il cibo, essendo così importante per l’uomo, ha sempre rappresentato fonte d’ispirazione per l’arte in varie forme.

Una curiosità: già nel medioevo la tavolozza dei cuochi era formata da colori naturali ottenuti da bietole, prezzemolo e basilico, o da spezie come cannella, zafferano, o ancora da frutti come uva nera o more.

I colori venivano creati anche con prodotti “artificiali” come il succo del legno di sandalo o la radice di alcanna. La fantasia e creatività umana ha sempre trasformato, decorato e curato la presentazione del cibo facendone passare le sensazioni, oltre che dal gusto, anche attraverso la vista, che inevitabilmente, influenza la nostra percezione del cibo stesso. Alla fine, giudichiamo un piatto anche per il suo colore.

Secondo alcune teorie ogni tinta possiede particolari vibrazioni energetiche che agiscono sull’inconscio influenzando l’umore. Il blu ed il viola sono le tinte dell’equilibrio. I cibi che vanno dal viola all’indaco sono particolarmente ricchi di magnesio e di altri elementi fondamentali per le funzioni cerebrali. Sono considerati i migliori antidoti alla fame nervosa, svolgono una benefica azione sul sistema nervoso, sul cervello e sulle facoltà intellettive superiori.

Nell’arte il blu è il colore della fiducia, responsabilità, sincerità, riservatezza, stile; il viola è sempre stato legato alla ricchezza, sfarzosità, regalità. Il cibo vi entra già nell’arte romana, con le rappresentazioni di banchetti per le classi elevate, pane, legumi e cereali per i poveri… Possiamo pensare all’Arcimboldo con i suoi quadri rappresentanti frutta, verdura ed altri cibi dalle forme antropomorfe. In versione moderna, arriva la Pop Art e la Eat Art e la Food Photography dove il cibo diventa protagonista per esaltare, denunciare o meravigliare per forme, colori, originalità.

Il cibo serve per interagire con chi amiamo e arricchire i nostri piatti di colore fa bene al corpo, alla mente e allo spirito.

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